Make, Zapier o n8n: quale conviene a chi
Le tre piattaforme non contano allo stesso modo: lo stesso identico lavoro può valere 200 unità su una e 1.000 su un’altra. Come leggere i listini davvero, e tre profili con tre risposte secche.
Se stai confrontando Make, Zapier e n8n, hai già letto tre articoli che finiscono tutti con «dipende dalle tue esigenze». Non aiuta nessuno.
Qui prendiamo posizione. Ma prima serve capire una cosa che quasi nessuno dice: le tre piattaforme non contano allo stesso modo. È come confrontare due auto guardando i consumi, quando una li misura in litri per cento chilometri e l’altra in miglia per gallone. Il numero più basso non è per forza l’auto che spende meno.
In pratica: la stessa identica automazione, ripetuta 200 volte al mese, consuma 200 unità su n8n, 800 su Zapier e 1.000 su Make. Non perché qualcuno sia più caro: perché misurano cose diverse. Prima di guardare i prezzi devi sapere cosa stai comprando.
Il numero sul listino non vuol dire la stessa cosa
Tutte e tre ti vendono un tot di «cose» al mese. Ma quel «cose» cambia da piattaforma a piattaforma, ed è la differenza più importante di tutto l’articolo.
Serve prima una parola, perché torna spesso: il trigger è l’evento che fa partire l’automazione. Arriva una richiesta dal sito, viene pagata una fattura, si aggiunge una riga a un foglio: quello è il trigger. Non è una cosa che l’automazione fa, è il fatto che le dice di svegliarsi.
Zapier conta i task. Un task è ogni singola azione riuscita. Il trigger non si paga, e non si pagano nemmeno i filtri, i percorsi condizionali, le pause e la sistemazione dei dati. Paghi solo le cose che l’automazione fa: scrivere, creare, mandare.
Make conta i crediti. Qui invece si paga quasi tutto: ogni blocco del flusso vale un credito, compreso quello che sta in ascolto e compresi quelli che si limitano a decidere. Da qualche mese Make ha smesso di chiamarle «operazioni» e le chiama crediti, ma la sostanza per te non cambia.
n8n conta le esecuzioni. Un’esecuzione è un giro completo dell’automazione, qualunque sia il numero di passaggi. La loro pagina prezzi lo dice senza giri di parole: «non importa quanti passaggi ci sono nel flusso o quanti dati elabora, resta una sola esecuzione».
Lo stesso lavoro, ripetuto mille volte, fa mille esecuzioni su n8n e quattromila task su Zapier. Non è un ricarico: è un altro modo di contare.
Quindi non è vero che Zapier costa di più. Dipende da cosa fa la tua automazione. Se fa soprattutto controlli e scelte — aspetta, filtra, decide — Zapier te li regala e Make te li fa pagare. Se fa soprattutto cose — scrive, manda, crea — allora ogni passaggio si paga, e conviene chi ti fa pagare il giro intero invece dei singoli passi.
Il conto vero, su un caso concreto
Prendiamo un’automazione che chiede quasi chiunque abbia un sito: arriva una richiesta dal modulo contatti. Il flusso ha cinque passaggi, e il primo è il trigger:
- arriva la richiesta — questo è il trigger
- scrive una riga nel foglio dei contatti
- crea la scheda nel gestionale
- manda al cliente l’email di conferma
- avvisa te su WhatsApp
Quindi: un trigger e quattro azioni. Mettiamo 200 richieste al mese, che per un’attività locale con un sito che funziona è un numero realistico. Ecco cosa consuma lo stesso identico lavoro:
- n8n: 200 esecuzioni. I cinque passaggi non contano, conta il giro.
- Zapier: 800 task. 200 × 4, perché il trigger è gratis.
- Make: 1.000 crediti. 200 × 5, perché qui si paga anche il trigger.
Tre numeri diversi — 200, 800 e 1.000 — per la stessa cosa fatta lo stesso numero di volte. È questo che rende inutile confrontare i listini a occhio.
Con i prezzi letti sulle pagine ufficiali il 20 agosto 2026, questo caso si risolve così:
- Make ci sta nel piano Core da 10.000 crediti: 9 dollari al mese con pagamento annuale, circa 108 dollari l’anno. È il più economico dei tre, con un margine largo.
- Zapier ha bisogno del piano Professional. Gli scaglioni disponibili sono 750 e poi 1.500 task — con 800 servono i 1.500, cioè 34,47 euro al mese con pagamento annuale, circa 414 euro l’anno.
- n8n in cloud parte dallo Starter da 2.500 esecuzioni: 20 euro al mese annuale, 240 euro l’anno.
Una parola sugli scaglioni, visto che decidono il conto: nessuna delle tre ti vende esattamente quello che consumi. Vendono blocchi. Se ti servono 800 task compri il blocco da 1.500 e paghi anche i 700 che non userai. Per questo conta più sapere dove cadrai fra un anno che quanto consumi oggi.
E adesso moltiplica per cinque
Stessa automazione, ma l’attività va bene: 1.000 richieste al mese. Guarda cosa succede ai tre conti.
- n8n passa a 1.000 esecuzioni e resta nello stesso piano da 20 euro: lo Starter ne regge 2.500.
- Make passa a 5.000 crediti e resta nello stesso piano da 9 dollari: il Core ne regge 10.000.
- Zapier passa a 4.000 task e deve saltare allo scaglione da 10.000, perché sopra i 2.000 non ce ne sono altri: da 34,47 a 114,02 euro al mese. Cioè da 414 a circa 1.368 euro l’anno.
Le tue richieste sono quintuplicate. Make e n8n non se ne sono accorti. Zapier è triplicato di prezzo.
È qui che si vede la differenza vera: non nel prezzo di partenza, ma in cosa succede quando cresci. E se al posto di quattro azioni ne avessi otto, il salto di Zapier arriverebbe con metà delle richieste.
Zapier, se le automazioni sono poche e devi partire domani
Zapier è il più caro dei tre a parità di volume, e ha comunque un motivo per esistere: è quello che si configura senza aiuto. Le procedure guidate ti prendono per mano, i collegamenti con le applicazioni sono i più numerosi e i più curati, e quando qualcosa non funziona la spiegazione è scritta in modo comprensibile.
Attenzione però al piano gratuito, più stretto di quanto sembri: 100 task al mese e soprattutto solo automazioni a due passaggi, un trigger e un’azione. L’esempio di prima, sul piano gratuito, non si può proprio costruire.
È la scelta giusta se: hai due o tre automazioni semplici, nessuno in azienda si occupa di informatica, e ti interessa di più partire questo mese che risparmiare trecento euro l’anno.
Make, se i passaggi crescono e il budget conta
Make ha il rapporto prezzo-volume migliore dei tre, e non di poco: 10.000 crediti costano meno di dieci dollari al mese. Ha un editor visuale in cui il flusso si vede disegnato, cosa che aiuta parecchio quando l’automazione diventa lunga.
Due avvertenze concrete. La prima: i prezzi sul sito di Make sono solo in dollari, non esiste un listino ufficiale in euro, quindi quello che paghi dipende anche dal cambio del giorno — e i confronti in questo articolo vanno letti tenendolo presente. La seconda: se finisci i crediti, quelli in più costano il 25 per cento più cari di quelli inclusi nel piano. È scritto nella loro documentazione ed è il genere di dettaglio che scopri a fine mese.
Anche qui il piano gratuito è una prova, non uno strumento di lavoro: 1.000 crediti, massimo due automazioni attive e un controllo ogni quindici minuti. Se aspetti che un ordine venga elaborato subito, quindici minuti sono un’eternità.
È la scelta giusta se: hai già qualche automazione che gira, i passaggi stanno aumentando, e qualcuno in azienda — anche tu — ha voglia di metterci le mani.
n8n, se i dati non devono uscire
n8n è l’unico dei tre che puoi installare su un tuo server. Vuol dire che i dati dei tuoi clienti restano dove sei tu e non passano da nessuna azienda straniera. Per uno studio medico, un commercialista o chiunque tratti dati delicati non è un dettaglio tecnico: è il motivo per cui si sceglie.
Attenzione a una cosa che si sente ripetere spesso e non è vera: n8n non è del tutto libero. La sua licenza ti lascia usarlo dentro la tua azienda quanto vuoi, gratis e per sempre, anche per lavoro. Ti vieta di rivenderlo o di offrirlo come servizio a pagamento ad altri. Per te che lo usi in casa tua va benissimo; se pensavi di costruirci sopra un servizio da vendere, no.
E soprattutto: installato in proprio non è gratis, è senza canone. Restano il server, gli aggiornamenti, i salvataggi, e qualcuno che se ne accorga quando smette di funzionare. Se quel qualcuno non esiste, la versione in cloud parte da 20 euro al mese e ti toglie il problema.
È la scelta giusta se: hai un vincolo vero su dove stanno i dati, oppure le tue automazioni hanno molti passaggi e ti accorgi che il conto a task ti sta strangolando.
Due cose che nessuno dei tre listini ti dice
Il costo dello strumento non è il costo dell’automazione. Il conto vero comprende chi la costruisce, chi la aggiorna quando il gestionale cambia interfaccia, e il tempo che perdi il giorno che si rompe senza avvisare. Su questo i tre listini sono ugualmente muti, e la differenza fra il piano da 240 euro e quello da 414 sparisce dentro una giornata di lavoro di chiunque.
Cambiare dopo si può, ma si rifà tutto. Non esiste un modo serio di portare un’automazione da una piattaforma all’altra: i concetti si somigliano, i file no. Scegliere «tanto poi cambio» significa mettere in conto di rifare il lavoro da capo.
Cosa non fare
Questa è la parte che ti farà risparmiare più soldi del confronto fra i listini.
- Non scegliere sul prezzo del piano più basso. Il piano più basso di ognuno serve a farti entrare. Guarda quanto costa lo scaglione sopra a quello che ti serve oggi: fra un anno sarai lì, e su Zapier quel salto vale tre volte tanto.
- Non costruire niente di importante su un piano gratuito. Su tutti e tre serve a capire se lo strumento ti piace: cento task, mille crediti, o quattordici giorni di prova. Il giorno che ti serve davvero, sei fermo.
- Non automatizzare un processo che non funziona. Un processo caotico che viene automatizzato resta caotico, solo più veloce — e adesso sbaglia a ogni richiesta invece che ogni tanto.
- Non cominciare da quella più complicata. La prima automazione serve a farti fidare del meccanismo. Scegli quella noiosa e ripetitiva, non quella ambiziosa.
- Non installare n8n sul tuo server perché «tanto è gratis», se non hai chi lo tiene aggiornato. Un server dimenticato con dentro i dati dei clienti è un problema più grosso del canone che stavi risparmiando.
Come decidere in cinque minuti
Prendi la prima automazione che vuoi costruire e rispondi a tre domande, in quest’ordine.
1. I dati possono uscire dall’Europa? Se la risposta è no per un vincolo vero — dati sanitari, dati di terzi che ti hanno affidato, un contratto che te lo impedisce — la scelta è n8n installato in proprio, e le altre due domande non servono.
2. Quante volte al mese parte, e quante azioni fa ogni volta? Servono tutti e due i numeri, perché ognuno pesa su una piattaforma diversa. Se parte poche centinaia di volte e fa due o tre cose, pagherai poco ovunque: scegli quello che ti sembra più comprensibile. Se parte migliaia di volte, oppure fa più di cinque azioni per giro, allora il modo di contare decide la bolletta e conviene rifare i tre conti come quelli qui sopra.
3. C’è qualcuno che ci mette le mani, oltre a te? Se la risposta è no e non hai voglia di diventare quel qualcuno, paga la comodità: Zapier costa di più e ti fa perdere meno serate.
Il riassunto onesto: per la maggior parte delle piccole imprese italiane la risposta è Make, perché costa poco e regge la crescita. Zapier se ti serve semplicità e sei disposto a pagarla, sapendo che il conto sale in fretta. n8n se hai un vincolo sui dati, o automazioni con tanti passaggi.
Prima di firmare, verifica da solo
I prezzi di questo articolo sono stati letti sulle pagine ufficiali il 20 agosto 2026. Cambiano spesso, quindi controlla la fonte: listino Make, listino Zapier, listino n8n. Vale la pena leggere anche come Zapier conta i task e il testo della licenza di n8n: sono le due pagine che spiegano il grosso di quello che hai letto qui.
Se invece non hai ancora deciso cosa automatizzare, il confronto fra strumenti è prematuro: comincia dalle tre attività che conviene automatizzare per prime. E se quello che ti serve è un assistente che risponde ai clienti, la scelta della piattaforma è un altro discorso: parti da cosa può fare davvero un chatbot in un’azienda piccola, e da le regole che deve rispettare.
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Se quello che hai letto ti sembra utile ma non sai da dove partire, il primo confronto è gratuito.
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